Camera Anabolica

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Testo di accompagnamento alla partecipazione di Impasse
ad ArtVerona i9 Spazi Indipendenti, a cura di Cristiano Seganfreddo

Co-conduzione del workshop e della performance You as me di Irene Pittatore
In collaborazione con Elena Ciresola e Valentina Porcellana

Partner culturali:
Biennio di Atelier Direction. Mediazione culturale dell'arte dell’Accademia di Belle Arti di Verona
Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino 
Fondazione Fitzcarraldo
Impasse

Hanno partecipato: Alexandra Balint, Emanuela Bertoli, Serena Bulla, Alice Camoriano, Giulia M. Y. Canavesi, Irene Cetini, Marta Ciresa, Annamaria Corradi, Ilenia Dusi, Giulia Mascadri, Rebecca Lanza, Delia Parise, Naomi Parisi, Giada Pongiluppi, Silvia Stefani, Manuela Vinai.

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Città, luogo meticcio per eccellenza. Il concetto d'insediamento le resta incollato addosso eppure le è estraneo. Tentano di costringerla nella stanzialità, ma spezza gli argini, attraversata, distrutta, ricostruita, disabitata, ripopolata.

La città è un'istituzione nomade. Il dinamismo e la precarietà costituiscono la condizione necessaria e naturale alla sua sopravvivenza. Si nutre della sovrapposizione di rotte, diventa reticolato, trova compimento nell'incastro delle culture. Le sue coesistenze si autodeterminano ciclicamente in un patto che promette di essere spezzato alla prossima generazione.

Le città sono reimmaginate da chi le attraversa. Possono essere riassemblate da comunità temporanee, adeguarsi alle maree improvvise, trasformarsi nel racconto che queste ne trasmettono. Le voci narranti hanno il potere di ritrovarne l'identità a seconda della forza evocativa di ciascuna, la narrazione è il nuovo terreno di gioco democratico. La pianificazione della precarietà, l'unica sfida costruttiva.

La città è specchio delle ambizioni, dei desideri, delle traiettorie di cambiamento, delle proiezioni di una politica slegata dal tessuto reale che cambia trama ad una velocità doppia. Smaschera le costruzioni, si autorappresenta nelle intersezioni. Al crocevia, ci obbliga a girare e cambiare punto di vista, per ritrovare la strada o sceglierne una ancora inesplorata. Si lascia riconoscere solo laddove si contratta la precedenza per chi passa per primo, nel momento in cui ci si scontra seguendo la propria traiettoria e dove finisce d'improvviso il riparo dei balconi e delle tettoie.

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Landscape denotes the external world mediated
through subjective human experience
in a way that neither region nor area immediately suggest.

Landscape is not merely the world we see,
it is a construction, a composition of that world.
Landscape is a way of seeing the world.

Denis E. Cosgrove
Social Formation and Symbolic Landscape