Research

I’m interested in the analysis of the urban context and how the social and economical factors involved in its transformation are considered in terms of their influence on collective cultural identity and the issue of self representation, with a focus on communities or landscapes undergoing drastic changes and resilient processes.
Defining an initial condition of extraneousness, I move between the collective memory of the past and all the potential visions of the future, in order to combine prejudices, beliefs, disappointments, intentions and desires to create a more organic framework for bespoke cultural projects.

Sono interessata all’analisi del contesto urbano e dei fattori sociali ed economici di trasformazione, per l’influenza che hanno rispetto all’identità culturale collettiva e alla questione dell’autorappresentazione, con una speciale attenzione per paesaggi e comunità sottoposti a drastici cambiamenti e a processi di resilienza. Mi muovo tra la memoria collettiva del passato e tutte le potenziali visioni del futuro, definendo un’iniziale condizione di estraneità necessaria a cucire insieme pregiudizi, convinzioni, delusioni, intenzioni, desideri e tessere una cornice più organica in cui concepire progetti culturali legati al territorio.
 

 In November 2014, I decided to settle my practice in Torino, opening a guesthouse for urban travellers where is possible to discover the city from an unconventional point of view and be in touch with local cultural and social energies. The house opens to independent organizations, collectives or informal groups (attending activities such as craft collective, book club, writing classes, workshops and meet up, education about new digital professions, neighborhood initiatives). With this new role of economic active player in the context, I’m studying the transition of the industrial city into a touristic one by a specific reflection focused on suburban areas. Which policy models, which stakeholders, how to redefine the identity enhancing the multicultural attitude of the city and its history? Which are the real elements of innovation and the big agents of change? A series of project will start after a very long period of observation.  Nel novembre 2014, ho deciso di radicare la mia pratica a Torino, aprendo una guesthouse per viaggiatori urbani, dove è possibile scoprire la città da un punto di vista non convenzionale, entrando in contatto con le energie culturali e sociali locali. La casa si apre ad organizzazioni indipendenti, collettivi o gruppi informali (che svolgono attività artigianali, organizzano book club, corsi di scrittura, workshop e meet up, formazione sulle nuove professioni digitali, iniziative di vicinato). Con questo nuovo ruolo di attore economico nel contesto, sto studiando la transizione da città industriale a turistica, con un focus specifico sulle aree periferiche. Quali modelli politici, quali stakeholder, come ridefinire l’identità valorizzando l’attitudine multiculturale della città e la sua storia? Quali sono i reali elementi d’innovazione e i grandi agenti di cambiamento? Una serie di progetti prenderanno forma a seguito di un lungo periodo di osservazione.  Urban travel | city & micro narratives |tourism and economic change | social innovation   

In November 2014, I decided to settle my practice in Torino, opening a guesthouse for urban travellers where is possible to discover the city from an unconventional point of view and be in touch with local cultural and social energies. The house opens to independent organizations, collectives or informal groups (attending activities such as craft collective, book club, writing classes, workshops and meet up, education about new digital professions, neighborhood initiatives). With this new role of economic active player in the context, I’m studying the transition of the industrial city into a touristic one by a specific reflection focused on suburban areas. Which policy models, which stakeholders, how to redefine the identity enhancing the multicultural attitude of the city and its history? Which are the real elements of innovation and the big agents of change? A series of project will start after a very long period of observation.

Nel novembre 2014, ho deciso di radicare la mia pratica a Torino, aprendo una guesthouse per viaggiatori urbani, dove è possibile scoprire la città da un punto di vista non convenzionale, entrando in contatto con le energie culturali e sociali locali. La casa si apre ad organizzazioni indipendenti, collettivi o gruppi informali (che svolgono attività artigianali, organizzano book club, corsi di scrittura, workshop e meet up, formazione sulle nuove professioni digitali, iniziative di vicinato). Con questo nuovo ruolo di attore economico nel contesto, sto studiando la transizione da città industriale a turistica, con un focus specifico sulle aree periferiche. Quali modelli politici, quali stakeholder, come ridefinire l’identità valorizzando l’attitudine multiculturale della città e la sua storia? Quali sono i reali elementi d’innovazione e i grandi agenti di cambiamento? Una serie di progetti prenderanno forma a seguito di un lungo periodo di osservazione.

Urban travel | city & micro narratives |tourism and economic change | social innovation

 

  A BOOK TO/BE. A DIY user manual for art practices in urban regenerations     is one of the winning projects of the 16th edition of the open call  DE.MO Movin’ Up  – mobility program for Italian artists in the world, curated by the General Direction for landscape, fine arts, architecture and contemporary arts – Ministero per i Beni e le Attività Culturali and GAI – Association of the Circuit of Young Italian Artists. During a period of residence in Berlin, Irene Pittatore (artist) and Nicoletta Daldanise (curator) compared their experience of art interventions in the neighbourhood of Porta Palazzo (Turin) with the dynamics of urban regeneration involving artists and cultural workers in Mitte, Kreuzberg and Neukölln (Berlin). In synergy with Movin’ Up,  Kaninchen-Haus  (supported by Compagnia di San Paolo) and  Archive Books  (publisher), the result is an ”ironic” user manual about contemporary artistic practices in relation to the public realm. The aim is to investigate the reasons and consequences of the use of ”creativity” by governments and private investors in urban regeneration projects, the potential contaminations between artistic practices, the social realm, public entertainment and spontaneous socio-cultural embedding.   A BOOK TO/BE. A DIY user manual for art practices in urban regenerations     è uno dei progetti vincitori della 16ma edizione di  DE.MO Movin’ Up  – programma di mobilità per gli artisti italiani nel mondo, curato dalla Direzione Generale per il paesaggio, le arti visive, l’architettura e le arti contemporanee – Ministero per i Beni e le Attività Culturali and GAI – Associazione Giovani Artisti Italiani. Durante un periodo di residenza a Berlino, l’artista Irene Pittatore e la curatrice Nicoletta Daldanise hanno messo a confronto la loro esperienza di interventi artistici nel quartiere di Porta Palazzo (Torino) con le dinamiche di rigenerazione urbana che coinvolgono artisti e operatori culturali a Mitte, Kreuzberg and Neukölln (Berlino). Grazie alla sinergia con Movin’ Up,  Kaninchen-Haus  (promosso da Compagnia di San Paolo) e  Archive Books  (edizioni), il risultato è un “ironico” manuale sulle pratiche artistiche contemporanee nello spazio pubblico. L’obiettivo è indagare le ragioni e le conseguenze dell’uso della “creatività” da parte delle amministrazioni pubbliche e degli investitori privati nei progetti di rigenerazione urbana, insieme alle potenziali contaminazioni tra pratiche artistiche, sfera sociale, intrattenimento pubblico e spontanee dinamiche socio-culturali.  Art & Public sphere| Urban practices | Gentrification  An artist book by Irene Pittatore curated by Nicoletta Daldanise  in collaboration with a.titolo, Giovanni Semi, Alberto Vanolo   

A BOOK TO/BE. A DIY user manual for art practices in urban regenerations  is one of the winning projects of the 16th edition of the open call DE.MO Movin’ Up – mobility program for Italian artists in the world, curated by the General Direction for landscape, fine arts, architecture and contemporary arts – Ministero per i Beni e le Attività Culturali and GAI – Association of the Circuit of Young Italian Artists. During a period of residence in Berlin, Irene Pittatore (artist) and Nicoletta Daldanise (curator) compared their experience of art interventions in the neighbourhood of Porta Palazzo (Turin) with the dynamics of urban regeneration involving artists and cultural workers in Mitte, Kreuzberg and Neukölln (Berlin). In synergy with Movin’ Up, Kaninchen-Haus (supported by Compagnia di San Paolo) and Archive Books (publisher), the result is an ”ironic” user manual about contemporary artistic practices in relation to the public realm. The aim is to investigate the reasons and consequences of the use of ”creativity” by governments and private investors in urban regeneration projects, the potential contaminations between artistic practices, the social realm, public entertainment and spontaneous socio-cultural embedding.

A BOOK TO/BE. A DIY user manual for art practices in urban regenerations  è uno dei progetti vincitori della 16ma edizione di DE.MO Movin’ Up – programma di mobilità per gli artisti italiani nel mondo, curato dalla Direzione Generale per il paesaggio, le arti visive, l’architettura e le arti contemporanee – Ministero per i Beni e le Attività Culturali and GAI – Associazione Giovani Artisti Italiani. Durante un periodo di residenza a Berlino, l’artista Irene Pittatore e la curatrice Nicoletta Daldanise hanno messo a confronto la loro esperienza di interventi artistici nel quartiere di Porta Palazzo (Torino) con le dinamiche di rigenerazione urbana che coinvolgono artisti e operatori culturali a Mitte, Kreuzberg and Neukölln (Berlino). Grazie alla sinergia con Movin’ Up, Kaninchen-Haus (promosso da Compagnia di San Paolo) e Archive Books (edizioni), il risultato è un “ironico” manuale sulle pratiche artistiche contemporanee nello spazio pubblico. L’obiettivo è indagare le ragioni e le conseguenze dell’uso della “creatività” da parte delle amministrazioni pubbliche e degli investitori privati nei progetti di rigenerazione urbana, insieme alle potenziali contaminazioni tra pratiche artistiche, sfera sociale, intrattenimento pubblico e spontanee dinamiche socio-culturali.

Art & Public sphere| Urban practices | Gentrification

An artist book by Irene Pittatore
curated by Nicoletta Daldanise

in collaboration with a.titolo, Giovanni Semi, Alberto Vanolo

 

 During a residency at Impakt Festival (Utrecht) in 2013 I analyzed the premises of some independent projects and their relation both to institutional cultural policies and the community, in collaboration with a group of Dutch organizations.  An insight about the way art is supported and institutionalized might tell more about how these strategies are turned into concrete actions. The issue is whether institutions and big events are keeping their main role in creating cultural values for their community (locally or internationally) or they are assuming a logic more related to entertainment or tourism. Are we making fund raising for cultural project or are we conceiving cultural projects in order to get funds? Which direction should be followed and which sustainability should be found for art production and art professionals? Artist-run-spaces, curatorial collectives, production groups, interdisciplinary projects, thematic events and so on: how they combine together their different internal competences, which representative structure they use, which way they are funded and which contexts they are relating to. In particular, the notion of context will be meant in two directions: as the network they are able to create with other similar organizations and as the relation they engage with their local area and the public.  Durante una residenza all’Impakt Festival (Utrecht) nel 2013, ho analizzato le premesse di alcuni  progetti indipendenti e la loro relazione con le politiche culturali istituzionali, da un lato, e la comunità locale dall’altro. Ho collaborato con un gruppo di organizzazioni olandesi per avere un approfondimento su come l’arte è sostenuta e istituzionalizzata e su come queste strategie si trasformano in azioni concrete. La questione è se le istituzioni e i grandi eventi continuino a mantenere il loro ruolo di produttori culturali o se stanno assumendo logiche più assimilabili con quelle dell’intrattenimento e del turismo. Facciamo fund raising per i progetti culturali o progettiamo in modo da ottenere fondi? Quale direzione dovremmo seguire e quale sostenibilità cercare per la produzione artistica e i professionisti dell’arte? Spazi d’artista, collettivi curatoriali, gruppi di produzione, progetti interdisciplinari, eventi tematici e così via: come integrano le differenti competenze interne, quale struttura rappresentativa usano, in che modo si finanziano e a quali contesti si relazionano. In particolare, la nozione di contesto è presa in esame in due accezioni: come network creato insieme ad altre organizzazioni simili e come relazioni che ingaggiano con la realtà locale e il pubblico.  Redefinition of the independent art scene | fund raising | artistic process  A series of interviews with Dutch independent art organizations

During a residency at Impakt Festival (Utrecht) in 2013 I analyzed the premises of some independent projects and their relation both to institutional cultural policies and the community, in collaboration with a group of Dutch organizations.  An insight about the way art is supported and institutionalized might tell more about how these strategies are turned into concrete actions. The issue is whether institutions and big events are keeping their main role in creating cultural values for their community (locally or internationally) or they are assuming a logic more related to entertainment or tourism. Are we making fund raising for cultural project or are we conceiving cultural projects in order to get funds?
Which direction should be followed and which sustainability should be found for art production and art professionals? Artist-run-spaces, curatorial collectives, production groups, interdisciplinary projects, thematic events and so on: how they combine together their different internal competences, which representative structure they use, which way they are funded and which contexts they are relating to. In particular, the notion of context will be meant in two directions: as the network they are able to create with other similar organizations and as the relation they engage with their local area and the public.

Durante una residenza all’Impakt Festival (Utrecht) nel 2013, ho analizzato le premesse di alcuni  progetti indipendenti e la loro relazione con le politiche culturali istituzionali, da un lato, e la comunità locale dall’altro. Ho collaborato con un gruppo di organizzazioni olandesi per avere un approfondimento su come l’arte è sostenuta e istituzionalizzata e su come queste strategie si trasformano in azioni concrete. La questione è se le istituzioni e i grandi eventi continuino a mantenere il loro ruolo di produttori culturali o se stanno assumendo logiche più assimilabili con quelle dell’intrattenimento e del turismo. Facciamo fund raising per i progetti culturali o progettiamo in modo da ottenere fondi? Quale direzione dovremmo seguire e quale sostenibilità cercare per la produzione artistica e i professionisti dell’arte? Spazi d’artista, collettivi curatoriali, gruppi di produzione, progetti interdisciplinari, eventi tematici e così via: come integrano le differenti competenze interne, quale struttura rappresentativa usano, in che modo si finanziano e a quali contesti si relazionano. In particolare, la nozione di contesto è presa in esame in due accezioni: come network creato insieme ad altre organizzazioni simili e come relazioni che ingaggiano con la realtà locale e il pubblico.

Redefinition of the independent art scene | fund raising | artistic process

A series of interviews with Dutch independent art organizations

 Conceived for a curatorial residency in the Capitanata area (Foggia) for Vessel in collaboration with X-scape, Semina project took under consideration the different economic models in the delicate transition from the farm to the township, as well as the spontaneous use of the ruins and the social dynamics associated with them. The project tries to define possible cultural guidelines. Analysing from the historical view-point several aspects of the original Fascist rural recovery planning, the research underlines possible risks of “rural gentrification” nowadays, researching through archive materials, documented crosswalks and interviews with experts (sociologists, anthropologists, historians, architects, etc..) and the inhabitants.  Concepito per una residenza curatoriale nell’area della Capitanata (Foggia) per Vessel, in collaborazione con X-scape, il progetto Semina ha preso in considerazione i differenti modelli economici nella delicata transizione dalla fattoria alla borgata, come pure l’uso spontaneo delle rovine e le dinamiche sociali ad esse associate. Il progetto cerca di definire possibili linee guida culturali. Analizzando, a partire dal punto di vista storico, diversi aspetti della bonifica fascista, la ricerca sottolinea i possibili rischi di “gentrificazione rurale” anche oggi, rovistando tra materiali d’archivio, documentando attraversamenti a piedi e intervistando esperti (sociologi, antropologi, architetti, ecc.) ed abitanti.  Clash of political utopias | economy shaping the landscape | resilient and transient attitude as source for the regeneration of the identity  A pamphlet about the transformation of “artificial” rural areas in Puglia from the Fascist period to nowadays

Conceived for a curatorial residency in the Capitanata area (Foggia) for Vessel in collaboration with X-scape, Semina project took under consideration the different economic models in the delicate transition from the farm to the township, as well as the spontaneous use of the ruins and the social dynamics associated with them. The project tries to define possible cultural guidelines. Analysing from the historical view-point several aspects of the original Fascist rural recovery planning, the research underlines possible risks of “rural gentrification” nowadays, researching through archive materials, documented crosswalks and interviews with experts (sociologists, anthropologists, historians, architects, etc..) and the inhabitants.

Concepito per una residenza curatoriale nell’area della Capitanata (Foggia) per Vessel, in collaborazione con X-scape, il progetto Semina ha preso in considerazione i differenti modelli economici nella delicata transizione dalla fattoria alla borgata, come pure l’uso spontaneo delle rovine e le dinamiche sociali ad esse associate. Il progetto cerca di definire possibili linee guida culturali. Analizzando, a partire dal punto di vista storico, diversi aspetti della bonifica fascista, la ricerca sottolinea i possibili rischi di “gentrificazione rurale” anche oggi, rovistando tra materiali d’archivio, documentando attraversamenti a piedi e intervistando esperti (sociologi, antropologi, architetti, ecc.) ed abitanti.

Clash of political utopias | economy shaping the landscape | resilient and transient attitude as source for the regeneration of the identity

A pamphlet about the transformation of “artificial” rural areas in Puglia from the Fascist period to nowadays

 Giant Step is a project that was awarded an ECF Collaboration Grant in 2011. The project aimed to explore the function and the place of the cultural institution within contemporary art and society with a series of short workshops and meetings that lead to curatorial seminars and symposia. The  Giant Step  book of reflections and essays also includes drawings by Dan Perjovschi.  The Istanbul Report,  within the frame of  Giant Step,   is a research by Nicoletta Daldanise and Berçin Damgacı, in 2012, with a specific focus on the Istanbul art scene and its institutions, both in terms of structure and in terms of reception of their rule whithin the community. Starting from the SALT case-study – a private center supported by a bank foundation in the main area of the city – with an interview to its director Vasif Kortun, the aim is define its context, in order to understand the peculiar frame where the case-study is located, in a total absence of public fundings to contemporary art. Other spaces involved are Galeri NON, Pist, Caravansarai, Pasajist.   Giant Step  è un progetto vincitore dell’ECF Collaboration Grant nel 2011. L’obiettivo è di esplorare la funzione e il posto dell’istituzione culturale nell’arte contemporanea e nella società con una serie di brevi workshop e incontri in previsione di seminari curatoriali e simposi. Il libro di riflessioni e saggi include anche disegni di Dan Perjovschi.  The Istanbul Report , all’interno della cornice di  Giant Step , è una ricerca di Nicoletta Daldanise e  Berçin Damgacı del 2012, con un focus specifico sulla scena artistica e istituzionale di Istanbul, sia in termini di struttura che di ricezione del proprio ruolo nei riguardi della comunità. Partendo dal caso studio del SALT – un centro privato supportato da una fondazione bancaria nel centro città – con un’intervista al direttore Vasif Kortun, lo scopo è definirne il contesto per capire la peculiare cornice in cui si colloca, in una totale assenza di fondi pubblici dedicati all’arte contemporanea. Gli altri spazi coinvolti sono Galeri NON, Pist, Caravansarai, Pasajist.  Museum & public mission | institutional critique | young creativity and education    Giant Step  is produced by vessel art projects | Bari, Italy 2012/13 Partners Galeria Labirynt (Poland); Mostyn (United Kingdom) and Van Abbemuseum (The Netherlands)

Giant Step is a project that was awarded an ECF Collaboration Grant in 2011. The project aimed to explore the function and the place of the cultural institution within contemporary art and society with a series of short workshops and meetings that lead to curatorial seminars and symposia. The Giant Step book of reflections and essays also includes drawings by Dan Perjovschi.
The Istanbul Report, within the frame of Giant Step,  is a research by Nicoletta Daldanise and Berçin Damgacı, in 2012, with a specific focus on the Istanbul art scene and its institutions, both in terms of structure and in terms of reception of their rule whithin the community. Starting from the SALT case-study – a private center supported by a bank foundation in the main area of the city – with an interview to its director Vasif Kortun, the aim is define its context, in order to understand the peculiar frame where the case-study is located, in a total absence of public fundings to contemporary art. Other spaces involved are Galeri NON, Pist, Caravansarai, Pasajist.

Giant Step è un progetto vincitore dell’ECF Collaboration Grant nel 2011. L’obiettivo è di esplorare la funzione e il posto dell’istituzione culturale nell’arte contemporanea e nella società con una serie di brevi workshop e incontri in previsione di seminari curatoriali e simposi. Il libro di riflessioni e saggi include anche disegni di Dan Perjovschi.
The Istanbul Report, all’interno della cornice di Giant Step, è una ricerca di Nicoletta Daldanise e  Berçin Damgacı del 2012, con un focus specifico sulla scena artistica e istituzionale di Istanbul, sia in termini di struttura che di ricezione del proprio ruolo nei riguardi della comunità. Partendo dal caso studio del SALT – un centro privato supportato da una fondazione bancaria nel centro città – con un’intervista al direttore Vasif Kortun, lo scopo è definirne il contesto per capire la peculiare cornice in cui si colloca, in una totale assenza di fondi pubblici dedicati all’arte contemporanea. Gli altri spazi coinvolti sono Galeri NON, Pist, Caravansarai, Pasajist.

Museum & public mission | institutional critique | young creativity and education 

Giant Step is produced by vessel art projects | Bari, Italy 2012/13
Partners Galeria Labirynt (Poland); Mostyn (United Kingdom) and Van Abbemuseum (The Netherlands)

 The  biellatextour  project weaved different voices on culture and tourism in Biella through a series of interviews – realized during the months of residence at Cittadellarte Fondazione Pistoletto in 2011 – where crucial issues were collected from the community in order to activate a debate that made visible some initiatives running on the area. The CO-LAB collective event then, realized by UNIDEE Residents together with local organizations, was a way to encourage new synergies to be developed locally between the institution and the independent art scene. The aim was to escape the widespread sense of isolation and separation. Biella’s context, from the economic and social view-point, is a perfect sample of the crisis of those sectors such as the textile industry – the main source of the area for many years – which had huge consequences on the local community, in terms of loss of identity.  Il progetto  biellatextour  ha intrecciato differenti voci della cultura e del turismo a Biella attraverso una serie di interviste – realzzate durante i mesi di residenza presso Cittadellarte Fondazione Pistoletto nel 2011 – in cui sono state raccolte dalla comunità questioni cruciali per innescare un dibattito che rendessero visibili alcune iniziative in corso sul territorio. L’evento collettivo CO-LAB, poi, realizzato dai residenti UNIDEE insieme con le organizzazioni locali, è stato un tentativo di incoraggiare nuove sinergie da sviluppare localmente tra le istituzioni e la scena artistica indipendente. L’obiettivo era di sfuggire al diffuso senso d’isolamento e separazione. Il contesto di Biella, dal punto di vista economico e sociale, è un perfetto esempio della crisi di settori quale l’industria tessile – la principale risorsa del territorio per molti anni – che ha avuto enormi conseguenze sulla comunità locale, in termini di perdita d’identità.  Culture & tourism | economy and local identity | postindustrial

The biellatextour project weaved different voices on culture and tourism in Biella through a series of interviews – realized during the months of residence at Cittadellarte Fondazione Pistoletto in 2011 – where crucial issues were collected from the community in order to activate a debate that made visible some initiatives running on the area. The CO-LAB collective event then, realized by UNIDEE Residents together with local organizations, was a way to encourage new synergies to be developed locally between the institution and the independent art scene. The aim was to escape the widespread sense of isolation and separation. Biella’s context, from the economic and social view-point, is a perfect sample of the crisis of those sectors such as the textile industry – the main source of the area for many years – which had huge consequences on the local community, in terms of loss of identity.

Il progetto biellatextour ha intrecciato differenti voci della cultura e del turismo a Biella attraverso una serie di interviste – realzzate durante i mesi di residenza presso Cittadellarte Fondazione Pistoletto nel 2011 – in cui sono state raccolte dalla comunità questioni cruciali per innescare un dibattito che rendessero visibili alcune iniziative in corso sul territorio. L’evento collettivo CO-LAB, poi, realizzato dai residenti UNIDEE insieme con le organizzazioni locali, è stato un tentativo di incoraggiare nuove sinergie da sviluppare localmente tra le istituzioni e la scena artistica indipendente. L’obiettivo era di sfuggire al diffuso senso d’isolamento e separazione. Il contesto di Biella, dal punto di vista economico e sociale, è un perfetto esempio della crisi di settori quale l’industria tessile – la principale risorsa del territorio per molti anni – che ha avuto enormi conseguenze sulla comunità locale, in termini di perdita d’identità.

Culture & tourism | economy and local identity | postindustrial